“Pur subendo l’enorme influsso delle terapie alternative, delle tecniche di meditazione e dei ritrovati paradigmi global-olistici, la nostra cultura affonda ancora nelle teorie meccanicistiche della vita e della coscienza. Senza rendercene conto, aderiamo ciecamente alla visione cartesiana del corpo come macchina soffice. Quando ci ammaliamo, quando proviamo dolore, ovvero quando questa ‘macchina’ si guasta, la portiamo a riparare da un medico formatosi sul modello biomedico meccanicistico. Se il meccanico-medico non è in grado di riparare il guasto intervenendo chirurgicamente o con sostanche chimiche, gira il problema a uno psicologo o uno psichiatra, che come lui adotta acriticamente il paradigma meccanicistico. Forse il problema viene affrontato di nuovo farmacologicamente, o forse viene fatto il tentativo di analizzare i meccanismi di rimozione per curare almeno la mente, questa cosa eterea e fantasmatica che abita chissà come il corpo-macchina. Purtroppo, dopo aver analizzato i meccanismi della mente il corpo continua a soffrire. Spesso, applicare un approccio global-olistico è più soddisfacente, ma molte volte, ciò che viene chiamato ‘olistico’ è una forma mascherata di meccanicismo. Così sofferenza e dolore persistono…” (Da “Il corpo spazioso”, edito da Astrolabio, di Jeffrey Maitland, professore di filosofia, praticante zen e direttore dell’International Rolfing Institute)